Conoscere Gesù Cristo, farlo conoscere

Javier Echevarría, ‘Itinerari di vita cristiana’, Edizioni ARES, 2001. (Cap. 2). A noi cristiani è stato affidato il nobile compito di mostrare Gesù Cristo agli uomini, nostri fratelli.

50 domande su Gesù

Noi cristiani ci dobbiamo sentire inviati da Cristo – come Lui è stato inviato dal Padre suo – ad annunciare, con la nostra vita e le nostre opere, il Vangelo del Regno di Dio.

«Si è compiuto il tempo, il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo». Con queste parole Gesù ha dato inizio alla sua missione. Con Cristo e in Cristo, mediante le nostre azioni e le nostre parole, per la grazia del Battesimo siamo in grado di ripetere in modo efficace all’orecchio delle persone che ci stanno accanto: credete al Vangelo! Vale a dire: aprite serenamente l’intelligenza e il cuore a Gesù Cristo, abbiate fiducia nel Salvatore!(...).

Gesù Cristo chiede a noi suoi seguaci di divulgare il suo messaggio su questa terra. E vuole che lo diffondiamo con l’energia e l’ottimismo propri di chi sa che si tratta di una dottrina sempre vigente e sempre nuova: con la permanente novità dell’amore, capace di vivificare il comportamento degli uomini e delle donne di tutti i tempi, nelle circostanze più disparate. È sempre opportuna la domanda che si affaccia in uno degli scritti del Beato Josemaría: «Attecchisce intorno a me la vita cristiana? Pensaci ogni giorno». La risposta personale a questo interrogativo, semplice e impegnativo, ci permetterà di dedurre se ci siamo compenetrati in profondità della nostra vocazione cristiana, se non ci è mancato il coraggio o se ci siamo stretti nelle spalle di fronte ad ambienti o mentalità ostili a Gesù Cristo.

La grande varietà dei cristiani chiamati a santificarsi in mezzo al mondo, deve far conoscere il Maestro svolgendo bene – con perfezione umana e con spirito cristiano – il lavoro e gli altri doveri che a ciascuno competono.

Affrontare sinceramente quella domanda ci può aiutare a superare la tendenza, sempre in agguato – soprattutto in momenti di transizione culturale –, ad accondiscendere all’incoerenza interiore, alla ingiustificata separazione tra vita privata e vita sociale o professionale. Questo costituirebbe una chiara manifestazione del fatto che abbiamo emarginato la verità, il bene e la virtù, per sostituire questi valori irrinunciabili con impostazioni comode, «ambientalmente corrette», che non producono ferite: non, come deve essere, perché permeate di comprensione e di carità, ma perché sono prive di contenuto e mantengono solamente – e a volte neppure questo – una rispettabilità di facciata.

Forti nella fede, saldi nella speranza, convinti del vero amore, noi cristiani dobbiamo accettare la sfida che ci lanciano i tempi attuali. Giorno per giorno dobbiamo, in primo luogo e anzitutto, cercare di conoscere meglio Cristo; e, come necessaria conseguenza, cercheremo anche di farlo conoscere come l’unico Salvatore, come Colui che ha proclamato e fatto realtà l’unico messaggio che contiene parole di vita eterna: il messaggio dell’amore infinito di Dio Padre. (...).

A noi cristiani è stato conferito il nobile compito di mostrare Gesù Cristo agli uomini nostri fratelli. Alcuni lo dovranno adempiere con la predicazione. Altri con la testimonianza della loro consacrazione. L’immensa maggioranza, la grande varietà dei cristiani chiamati a santificarsi in mezzo al mondo, deve far conoscere il Maestro svolgendo bene – con perfezione umana e con spirito cristiano – il lavoro e gli altri doveri che a ciascuno competono. «Cristo nostro Signore», cito ancora il Beato Josemaría, «fu crocifisso e, dall’alto della Croce, ha redento il mondo, ristabilendo la pace tra Dio e gli uomini. Gesù stesso ricorda a tutti: Et ego, si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad meipsum (Gv 12, 32), quando mi collocherete al vertice di tutte le attività della terra, compiendo il dovere di ogni momento ed essendo miei testimoni nelle cose grandi e piccole, allora omnia traham ad meipsum, attrarrò tutto a me, e il mio regno in mezzo a voi sarà una realtà.