Domenica delle Palme: Gesù entra a Gerusalemme

"Comincia la Settimana Santa e assistiamo all’ingresso trionfale di Cristo a Gerusalemme..." Parole di mons. Javier Echevarría, trasmesse da Eternal World Television Network (EWTN). Di seguito il link per ascoltare le parole originali in spagnolo (formato mp3).

Dal Prelato

Domenica delle Palme: parole di mons. Javier Echevarría (in spagnolo).

Comincia la Settimana Santa e assistiamo all’ingresso trionfale di Cristo a Gerusalemme. Scrive S. Luca: Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: “Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui. E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: Il Signore ne ha bisogno”. Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto.

Che povera cavalcatura sceglie Nostro Signore! Forse noi, pieni di superbia, avremmo scelto un brioso destriero; ma Gesù non si fa guidare da ragioni semplicemente umane, ma da criteri divini. Questo avvenne – annota S. Matteo – perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: “Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma”.

Gesù, che è Dio, si accontenta come trono di un asinello. Noi, che non siamo nulla, spesso ci mostriamo vanitosi e superbi: cerchiamo di primeggiare, di meravigliare di farci lodare. San Josemaría Escrivá, canonizzato da Giovanni Paolo II due anni fa, si innamorò di questa scena del Vangelo. Di sé diceva di essere un asinello rognoso, che non valeva nulla; ma poiché l’umiltà è la verità, riconosceva anche di essere depositario di abbondanti doni di Dio; soprattutto del compito di aprire i cammini divini della terra, mostrando a milioni di uomini e di donne che si può essere santi nel compimento del lavoro professionale e dei doveri quotidiani.

Gesù entra in Gerusalemme in groppa a un asinello. Impariamo da questa scena. Ogni cristiano può e deve diventare trono di Cristo. Vengono come anello al dito alcune parole di san Josemaría: Se Gesù, per regnare nella mia, nella tua anima, ponesse come condizione di trovare in noi un luogo perfetto, avremmo buon motivo per disperarci. Tuttavia, aggiunge: Gesù accetta di avere per trono un povero animale [...]. Vi sono centinaia di animali più belli, più abili, più crudeli. Ma Cristo, per presentarsi come re al popolo che lo acclamava, ha scelto lui. Perché Gesù non sa che farsene dell’astuzia calcolatrice, della crudeltà dei cuori aridi, della bellezza appariscente ma vuota. Il Signore apprezza la gioia di un cuore giovane, il passo semplice, la voce non manierata, gli occhi limpidi, l’orecchio attento alla sua parola d’amore. Così regna nell’anima.

Lasciamogli prendere possesso dei nostri pensieri, delle nostre parole e delle nostre azioni! Scacciamo soprattutto l’amor proprio, che è il più grande ostacolo al regno di Cristo! Sforziamoci di essere umili, senza appropriarci di meriti che non sono nostri. Come si sarebbe coperto di ridicolo l’asinello, se si fosse appropriato degli evviva e degli applausi che le persone rivolgevano al Maestro!

Commentando questa scena evangelica, Giovanni Paolo II ricorda che Gesù non ha inteso la propria esistenza terrena come ricerca del potere, come corsa al successo e alla carriera, come volontà di dominio sugli altri. Al contrario, Egli ha rinunciato ai privilegi della sua uguaglianza con Dio, ha assunto la condizione di servo divenendo simile agli uomini, ha obbedito al progetto del Padre fino alla morte sulla Croce ( Omelia , 8-IV-2001).

L’entusiasmo della gente di solito non dura a lungo. Pochi giorni dopo, le stesse persone che lo avevano acclamato, chiederanno a gran voce la sua morte. Noi pure ci lasceremo trascinare da un entusiasmo passeggero? Se in questi giorni notassimo il palpito divino della grazia di Dio passare accanto a noi, facciamogli posto nelle nostre anime. Stendiamo a terra i nostri cuori, più che le palme o i rametti d’ulivo. Dobbiamo essere umili, mortificati, comprensivi con gli altri. Questo è l’omaggio che Gesù si aspetta da noi.

La Settimana Santa ci offre l’occasione di rivivere i momenti fondamentali della nostra Redenzione. Ma non dimentichiamo che – scrive san Josemaría -, per accompagnare Cristo nella sua gloria, alla fine della Settimana Santa, è necessario che penetriamo prima nel suo olocausto e che ci sentiamo una sola cosa con Lui, morto sul Calvario . Per far ciò, niente di meglio che prendere per mano Maria. Chiediamole di ottenere per noi la grazia che questi giorni lascino una traccia profonda nelle nostre anime; che siano, per ognuna e per ognuno di noi, l’occasione di conoscere più a fondo l’Amore di Dio, per poterlo così mostrare agli altri.