Don Matteo Fabbri a Radio in Blu: "L'Opus Dei è aperta a tutti"

​Vi proponiamo l'intervista rilasciata da don Matteo Fabbri, vicario dell'Opus Dei per l'Italia, alla trasmissione radiofonica di Radio in Blu, Ecclesia.

Dall'Opus Dei
Opus Dei - Don Matteo Fabbri a Radio in Blu: "L'Opus Dei è aperta a tutti"

Trovare Dio nella vita quotidiana. Sembrerebbe un obiettivo chiaro e trasparente, tuttavia l'attività dell'Opus Dei è un po' avvolta dal mistero. C'è un mistero Opus Dei? E se sì di cosa si tratta?

Il grande mistero è che non c'è un mistero. Tanto è vero che l'Opus Dei è facilmente conoscibile anche in rete. Negli ultimi anni sono state molte le persone entrate in contatto con l'Opus Dei e anche con la formazione che diamo attraverso il sito dell'Opera, chiedendo informazioni e ottenendo così contatti. I nostri centri sono aperti a qualunque tipo di persone. Si possono ottenere informazioni di qualunque tipo.

C'è stato qualche episodio che ha creato confusione?

Io credo che più che episodi specifici concreti ci sia un punto che è alla radice di questa leggenda. Il punto è che ormai per tutti noi è un dato acquisito e chiaro che ogni fedele laico ha una sua responsabilità personale e agisce nel mondo, nelle sue attività politiche e sociali con piena responsabilità personale. Nei momenti in cui l'Opus Dei è nata questo punto non era così chiaro. Allora qualcuno pensava che dietro l'azione sociale, politica e professionale di un singolo fedele dell'Opus Dei ci potesse essere qualcuno. Quindi, l'Opus Dei stessa. Il punto è che non ci poteva essere nessun altro se non il diretto interessato con la propria responsabilità personale. Però se non si comprende questo punto si poteva immaginare che ci fosse dietro qualcuno. Quindi, ecco il segreto.

(L'intervista a don Matteo Fabbri si può ascoltare dal minuto 8'56'')


L'Opus Dei è aperta a tutti?

Certamente. I mezzi di formazione sono aperti a tutti. Per appartenere all'Opus Dei bisogna rispondere a una vocazione divina che dipende dal Padre Eterno.

Qual è la vostra presenza in Italia e che cosa fate?

L'elemento fondamentale, quando si parla della presenza in un certo luogo, è il lavoro di formazione delle singole persone. Oltre a questo ci sono molte persone dell'Opus Dei che assieme ad altri colleghi, a volte anche non cristiani, mettono in piedi attività di carattere sociale, assistenziale, educativo alcune delle quali ricevono dall'Opus Dei un orientamento cristiano. In questo senso ci sono diverse attività in cui c'è questa presenza. In Italia e qui a Roma certamente l'attività più grossa che abbiamo è il campus biomedico, che è un'università e un policlinico, c'è il centro Elis al quartiere Tiburtino, che ormai da 50 anni svolge un'attività molto bella in favore di un quartiere popolare, cercando di fare un lavoro di promozione umana e di dare formazione e scolarizzazione a tante persone che altrimenti non ne avrebbero la possibilità.

Papa Francesco chiede a tutta la Chiesa di uscire, di andare nel mondo. Il vostro impegno nella Chiesa è proprio di stare nel mondo. Per cui vi sentite chiamati in prima persona su questa richiesta del Papa?

Certo, siamo pienamente chiamati in prima persona. Tant'è che quando uscì il documento del Papa, l'Evangelii gaudium, lo stiamo approfondendo molto cercando di fare in modo che ognuno lo metta in pratica nella propria vita quotidiana.

L'Opus Dei viene collocata a destra, siete considerati come conservatori. E' vero o non è vero? Chi non è conservatore può essere dell'Opus Dei?
Ritengo che applicare appellativi come conservatore o progressista alla Chiesa o a una sua istituzione sia qualcosa di profondamente limitante, perché applichiamo delle categorie in fondo umane a qualche cosa che si pone su un altro livello. La Chiesa è ciò che di più conservativo c'è perché conserva la tradizione e la trasmette nei secoli, ma allo stesso tempo più progressista della Chiesa non ci può essere perché guarda in avanti il Signore che viene. Quindi, ci mettiamo ad applicare delle categorie che non funzionano e non si incastrano bene. Non si può dire che l'Opus Dei sia conservatore dal punto di vista politico semplicemente perché i direttori dell'Opus Dei hanno il divieto di esprimere opinioni politiche o di influenzare i fedeli dell'Opera. Di fatto ci sono fedeli dell'Opera che alcuni di loro come scelta professionale militano in un partito o in un altro. Il fondatore anzi era sempre contento che si vedesse questa diversità di opinioni. Difendeva sempre la diversità e la libertà di opinioni in ambito politico, sociale e professionale.

Migranti, accoglienza, dialogo con altre religioni sono temi cruciali nelle nostre società e sono spesso affrontati anche da Papa Francesco.

Anche in questo non diciamo cose molto diverse da quello che dice la Chiesa nel nostro Paese. Quello che vedo è una cosa molto bella, cioè che molte persone giovani che seguono i mezzi di formazione dell'Opus Dei si sono sentite spronate da quello che il Papa dice e si sono dati da fare nelle iniziative più diverse, dal gruppo di ragazzi residenti a Bologna che una sera a settimana portano cibo alla stazione o vestiti a chi vive lì oppure a Milano si sta mettendo in piedi un'attività che mira proprio a cercare occasioni di lavoro per persone disagiate, tra cui i migranti che non hanno prospettive. Tutto questo non è altro che una serie di iniziative che noi cerchiamo di alimentare ma che nascono, come deve essere dal basso, per iniziativa di ciascuno.