"Mi importa che tu sia contenta e fedele…"

Angelica Cimini, da 40 anni numeraria ausiliare dell’Opus Dei, racconta della sua vocazione, sorta nell'intimità di una famiglia cristiana e grazie all'esempio dei genitori, e del suo lavoro professionale, che consiste nell’occuparsi dei servizi di base in un centro dell’Opus Dei.

Testimonianze

Sono una numeraria ausiliare dell’Opus Dei. Sono già passati 40 anni da quando ho chiesto di far parte dell’Opus Dei, e ogni giorno elevo il mio ringraziamento al Signore per questi anni di fedeltà. Mi sento di dire anche che la gioia non è la stessa di quella che provai nell'ormai lontano ottobre del 1966, ma è aumentata con il passare degli anni, perché sono sempre più consapevole della fortuna che mi è toccata.

Vengo da una famiglia molto semplice, ma sono cresciuta in un clima di lealtà e di senso di fedeltà, educata a una grande libertà. Un giorno la mia famiglia e io – i genitori, 4 sorelle e tre fratelli; io sono la maggiore delle ragazze - siamo stati ricevuti da san Josemaría. Mio padre era un uomo stupendo e san Josemarìa gli chiese: “Ma come hai fatto a portare avanti questa splendida famiglia?”; “Padre,” gli rispose, “moltissima libertà, ma altrettanta obbedienza”. Ognuno di noi ha fatto nella vita ciò che ha voluto fare, prendendo le sue decisioni –ben diverse tra loro!- , pur restando in completo accordo e volendoci un gran bene, super-uniti e con grande rispetto per le scelte di ciascuno.

All’inizio mio padre e il mio fratello maggiore hanno trovato duro che, a motivo della mia vocazione, io vivessi lontano da loro e potessimo passare poco tempo insieme; stimavano molto l’Opus Dei, ma non la volevano … per me. Dato però che mi volevano bene, rispettarono la mia scelta e non mi ostacolarono per nulla. Più di una volta mi sono sentita dire da mio padre: “Anch'io, come il padre del figliol prodigo, sono affacciato alla finestra e aspetto di vederti tornare”. Una volta gli risposi: “Papi, dimmi: sul serio tu saresti contento se io mollassi tutto e tornassi?”. La sua risposta rapida e precisa fu: “No, di certo! Non riesco a mandar giù che tu sia lontana … non so come mi regge il cuore; ma mi importa saperti contenta e non desidero affatto che tu non sia fedele alla tua vocazione”.

All’inizio del mio cammino ho aiutato economicamente la mia famiglia, e quando ho smesso di farlo lo abbiamo deciso insieme: i miei genitori hanno trovato giustissimo che sostenessi la nuova famiglia a cui appartenevo – l’Opera-, come mio fratello che da quando si è sposato ha messo la sua nuova famiglia su un piano diverso: la cosa per loro era del tutto naturale.  Volli però rassicurarli che avrebbero potuto comunque contare sul mio aiuto se in futuro ne avessero avuto bisogno.

Dalla mia famiglia ho imparato i comportamenti che in seguito sarebbero stati la base del mio modo di vivere, e l’esempio della loro vita è stato un grande insegnamento di amore disinteressato: devo loro … il 90% della base in cui la mia vocazione ha affondato le radici. Sono passati tanti anni, ci vediamo poco, ma l’affetto con mia madre –mio padre è morto da diversi anni- e con i miei fratelli è immutato. Mi commuovo sempre quando hanno parole di apprezzamento nei miei confronti

La mia professione, consiste nell’occuparmi dei servizi di base nel centro dell’Opus Dei in cui abito: lavorare in cucina, in sala, lavaggio delle stoviglie, guardaroba, pulizia, reception… : il lavoro che svolgono anche tante mie amiche in ristoranti, bar, pub, presso famiglie in cui sono collaboratrici domestiche, con la differenza che io mi occupo di persone della mia famiglia, l’Opus Dei, nella mia casa. Quando chiesi di essere numeraria ausiliare sapevo che in questo modo la mia professione sarebbe diventata la mia vocazione: fare in modo che le persone dell’Opera sentissero il calore della famiglia, l’affetto e l’attenzione di una madre o di una sorella. Con le altre  numerarie, che a loro volta si sforzano di essere madri nei miei confronti, sappiamo di contribuire a fare in modo che i numerari, i soprannumerari, i cooperatori e tanti altri che si avvicinano all’Opera scoprano la bellezza della vocazione all’ Opus Dei e che Dio ci chiama tutti a rendere più agevole, gradevole e allegra la vita di chi ci sta accanto, dividendo con noi le gioie e i dolori.

So anche di fare un gran servizio alla società, perché l’amore che cerco di manifestare attraverso il mio lavoro può illuminare tutti coloro che si dedicano a professioni come la mia, perché apprezzino il loro lavoro. Cerco di spiegare alle mie colleghe il grande valore sociale che ha un compito che è direttamente al servizio della persona e della famiglia, anche se la società in cui ci muoviamo, a volte non sembra apprezzarlo. Le aiuto perché svolgano il loro lavoro con molta dedizione e amore, oltre che con molta professionalità , come se lavorassero direttamente per Gesù, Maria e Giuseppe.