Nemmeno a cannonate!

Paola Caprai, romana di Casalbruciato, dopo aver chiesto l’ammissione all’Opera come aggregata, terminata la Ragioneria scopre la bellezza di prendersi cura, anche materialmente, degli altri. Da 22 anni è numeraria ausiliare, ora abita a Palermo e insegna in una scuola alberghiera.

Testimonianze

Anche se il 26 giugno del 1975, data della morte di San Josemaría, mi trovavo con altre ragazze in un Centro dell’Opus Dei per un’attività ricreativa, non avevo avuto il piacere di conoscere di persona il Fondatore. Ero molto giovane, ma ricordo con precisione il dolore scolpito nei volti delle persone più grandi che mi stavano accanto. Pensavo che il Padre - già lo chiamavo così – doveva essere stata una persona molto buona se nel momento in cui se ne era andato tutti piangevano tanto!

Ma veniamo alle presentazioni: mi chiamo Paola. Alla mia nascita, mio padre fu felice di sapere che il suo terzo figlio era nuovamente... una femminuccia, “così – disse – non dobbiamo fare un’altra stanzetta”, visto che sarebbe stato difficile trovare lo spazio per tirarla fuori! Uomo semplice, ma generoso come pochi... A quei tempi nessuno della mia famiglia conosceva l’Opus Dei, ma alcuni mesi dopo, novembre '65, nel nuovo quartiere Collatino dove abitavamo, zona di Casalbruciato, ci fu la cerimonia di inaugurazione del Centro Elis, alla quale, senza saperlo, partecipai… in qualità di neonata, portata da mia madre. C’era il Papa, Paolo VI, c'era san Josemaría e una grande quantità di gente e sicuramente fu proprio lì che qualcuno, seminando preghiere per le strade... ne indirizzò qualcuna sulla bimba nel passeggino! 

Questo seme ci mise un bel po’a dare i suoi frutti, perché mentre crescevo ero una peste, amante del divertimento e dei ragazzi, estremamente pigra, disordinata, capricciosa e spesso litigiosa! Dio volle, però, che, attraverso una parente, la mia famiglia venisse a contatto con l’Opera e da quel momento la “malattia” fu presto contagiosa e rapida... Nel giro di pochi anni una mia sorella entrò a far parte dell’Opus Dei come Aggregata. Mia madre, dapprima grande oppositrice, la seguì, divenendo anche lei membro di questa bella famiglia. Mio padre e l’altra sorella non poterono far altro che “subire” in qualche modo i “bacilli”. 

Io mi limitavo a seguire con assiduità i mezzi di formazione al Club Safi i cui locali erano adiacenti all’ormai rinomata Scuola Alberghiera, ma non avevo mai avuto l’occasione di conoscere più da vicino quella realtà che, peraltro, non mi interessava affatto: figuriamoci! Io... le faccende di casa?! Ma quando mai! Frequentavo ragioneria, ero ben felice con i miei compagni di scuola e non pensavo proprio a nulla! Al massimo, ero arrivata a dire: “Se mi sposo, sarà con un Soprannumerario; loro sì che sono ragazzi in gamba!”. Ma Dio non era dello stesso parere, a quanto pare. E se qualcuno a questo punto si sta chiedendo per quale motivo sto mettendo in piazza la mia vita privata, rispondo con convinzione che lo faccio nella speranza di poter testimoniare che al giorno d’oggi si può ancora arrivare a fare pazzie per il Signore: sissignori, si può! E non è poi così difficile...

Effettivamente l’idea di una chiamata al celibato apostolico divenne sempre più pressante e invitante, così decisi di chiedere consiglio al mio direttore spirituale. Era entusiasmo per una realtà che apprezzavo molto o una vera vocazione, quello che provavo? Che cosa dovevo fare? Naturalmente la risposta non arrivò... dal sacerdote, ma dal mio cuore. Dovetti insistere non poco per poter chiedere l’ammissione all’Opera, cosa che feci, come Aggregata.

A scuola dovevo andare ben “armata” per difendere il mio amore appena sbocciato, ma sapevo di non essere sola, di avere le preghiere di tante persone che mi sostenevano e, qualora ne avessi avuto bisogno, potevo avere l’aiuto dell’esperienza delle persone più grandi, che non mi veniva mai negato, ma mai imposto. Ero libera, lo sapevo bene, di seguire i loro consigli. Delle conseguenze sarei stata io l’unica responsabile. Che bello, a distanza di vari anni, poter affermare ancora la stessa identica cosa! 

Ma l’avventura non finisce qui. Volendo lavorare per potermi finanziare le vacanze, un’estate mi ritrovai a rifare letti, lavare pavimenti e bagni, pulire intere casse di fagiolini, sparecchiare una quantità infinita di tavoli di una mega-sala da pranzo della una volta tanto respinta Scuola Alberghiera! La natura è natura... non è che con la vocazione tutto diventa facile come per un colpo di bacchetta magica. Ma l’amore, si sa, fa superare tanti ostacoli e così, grazie a questa esperienza estiva, venni a conoscenza di un aspetto dell’Opus Dei che ancora mi era nuovo. Eh già!, ora c’è Internet, il sito sull’Opera, su san Josemaría e centomila altre cose per essere informati, ma prima tutto questo era solo nei sogni. E così mi sono “imbattuta” nelle numerarie ausiliari che si occupavano dell’insegnamento nella Scuola. Un nuovo mondo, interessantissimo! Osservandole imparai molte cose splendide, ma soprattutto quanto fosse bello prendersi cura, anche materialmente, degli altri considerandoli persone bisognose di cure, di affetto, di attenzioni. E poi mi attirava in particolare il “clima” affettuoso e cordiale che regnava nelle Amministrazioni dei Centri dell’Opera.

Fu così che, terminati gli studi, andai a vivere in un Centro, a Milano, per capire meglio. Il lavoro c’era, eccome! Ed era intenso. Ma, nonostante di errori ne abbia commessi, nonostante certe volte le giornate si facessero pesanti, nonostante tutto... sono diventata numeraria ausiliare e da quasi 22 anni vivo questa vita meravigliosa e appassionante e non tornerei indietro nemmeno a cannonate! In fondo, quale madre (quale madre buona) non conosce le fatiche e le avventure che comporta il portare avanti una famiglia? Ma, può mai nascondere le gioie e le soddisfazioni che tutto ciò porta con sé? Vedere i figli crescere, maturare, toccarne con mano l’affetto...

Attualmente lavoro come insegnante alla Scuola Alberghiera di Palermo (mai dire mai...!) e stare a contatto con ragazze giovani e poter loro trasmettere questi valori così fondamentali al giorno d’oggi, è un impegno davvero entusiasmante. Capisco sempre meglio le parole di san Josemaría a proposito del nostro lavoro (che invidiava tanto…): esso avrebbe influito sulla società perché ne raggiungeva il cuore, cioè la famiglia. Sono grata a Dio per la predilezione che mi ha riservato scegliendomi fra tante persone migliori di me...

Paola Caprai

paola.caprai@virgilio.it