Il prelato in Portogallo (4 - 8 luglio)

Il 7 luglio, ultimo giorno di permanenza in Portogallo, il prelato ha conversato con due numerosi gruppi di persone della prelatura nell’auditorio della Fondazione Cupertino de Miranda a Oporto.

Dal Prelato
Opus Dei - Il prelato in Portogallo (4 - 8 luglio)

Il viaggio pastorale del prelato dell’Opus Dei in Portogallo

Venerdì 7 luglioGiovedì 6 luglioMercoledì 5 luglioMartedì 4 luglioViaggio pastorale a Madrid

Venerdì 7 luglio

Alla presenza di diverse centinaia di persone, monsignor Fernando Ocáriz ha ricordato quanto sia necessario mettere Gesù Cristo al centro della vita cristiana e nel nucleo della disposizione ad evangelizzare.
In tutte le situazioni della vita “il nostro modo di reagire dev’essere il modo di reagire di Gesù Cristo”. Come riuscire in ciò? Con l’orazione e con l’eucaristia, perché nell’eucaristia ci trasformiamo in ciò che riceviamo”. Nella messa, in ogni messa, “si realizza la redenzione del mondo”.


Uno dei presenti ha domandato a mons. Ocáriz come ottenere che gli inevitabili disaccordi che nascono nel gestire i progetti apostolici di interesse sociale non intacchino l’unità e la coesione tra le persone. Il prelato ha ricordato che l’unità è un gran bene, è segno di vita e conviene chiederla, perché si tratta di un dono di Dio. Ciò nonostante, ha dato un consiglio di san Josemaría: “Vale più arrivare a una soluzione accettabile che commettere una mancanza di carità”, un’espressione che ricorda il detto popolare: “Il meglio è nemico del bene”. Nelle situazioni in cui si metta a rischio la carità, ha concluso, è meglio cedere.
Isabella, che ha raggiunto i cento anni di età, ha raccontato al prelato di essere nata nell’anno delle apparizioni di Fatima e che oggi desidera soltanto ringraziare Dio per la famiglia: figli, nipoti, pronipoti e un trisnipote.

esistono periferie materiali, quelle della povertà, e periferie spirituali: la solitudine, a volte all’interno della propria famiglia, e l’ignoranza

Una infermiera ha domandato a monsignor Ocáriz in che modo poteva compiere il proprio lavoro con spirito cristiano. “I malati ti vedano sempre contenta – è stata la risposta –; dai testimonianza della tua gioia. Così potrai parlare loro anche di Gesù Cristo, che è la causa della tua gioia”. Ricordando una frase del Papa, l’ha invitata a vedere “nei malati la «carne sofferente» di Cristo”.
Gisella ha diversi figli con malattie croniche e ha dato vita a un’associazione di famiglie in situazioni simili. Il prelato le ha consigliato di considerare questi bambini come figli prediletti di Dio e di ringraziare il Signore per tenerli accanto a sé.
Un’altra domanda riguardava l’invito di Papa Francesco a raggiungere le periferie del mondo. Mons. Ocáriz ha detto che esistono periferie materiali, quelle della povertà, e periferie spirituali: la solitudine, a volte all’interno della propria famiglia, e l’ignoranza. “Dobbiamo preoccuparci di tutte”, ha affermato. Ha ricordato che il Santo Padre ha invitato lui, e attraverso lui tutte le persone dell’Opera, “a occuparsi dell’enorme periferia delle classi medie, che vivono con l’indispensabile, e che a volte sono tanto lontane da Dio”, senza dimenticare le periferie materiali.
Anche negli incontri del pomeriggio, come in tutti quelli ai quali ha partecipato in Portogallo, ha ricordato la richiesta espressa dal Papa di pregare per la sua persona e le sue intenzioni.

Giovedì 6 luglio

Con le prime donne dell’Opus Dei del Portogallo

Nella terza giornata del suo soggiorno in Portogallo il prelato ha avuto un colloquio con Mons. Antonio Francisco dos Santos, vescovo di Porto, e con alcune famiglie di persone dell’Opus Dei.

Nella mattinata mons. Fernando Ocáriz, accompagnato dal vicario regionale, José Rafael Espírito Santo, si è recato nel palazzo episcopale di Porto per salutare il vescovo, mons. Antonio Francisco dos Santos. Nella sua diocesi ricade la casa di convivenze Enxomil.

Nel pomeriggio il prelato ha avuto un incontro con persone dell’Opera, che gli hanno regalato una racchetta da tennis – lo sport praticato dal prelato – decorata con i simboli del Portogallo. Tra i presenti c’era Ester, una delle prime tre numerarie che nel 1951 hanno iniziato l’attività dell’Opus Dei in Portogallo, ed Elina, una delle prime donne del Paese a sollecitare l’ammissione all’Opera. Mons. Ocáriz ha ricevuto anche alcune famiglie e le ha incoraggiate a essere un esempio di vita cristiana.

Con Mons. Antonio Francisco dos Santos, vescovo di Porto.

Alla fine della giornata ha avuto diversi incontri con alcuni gruppi di giovani nell'impianto polisportivo della scuola Horizonte che si trova a Gaia. Il successore di san Josemaría ha parlato delle sfide evangelizzatrici da lui proposte nella lettera pastorale che ha indirizzato ai fedeli dell’Opus Dei lo scorso febbraio.

Ha avuto anche una riunione con un gruppo di persone che a Braga stanno promuovendo la costruzione della nuova sede del club giovanile Colina.


Mercoledì 5 luglio

La fedeltà alla Chiesa è fedeltà a Cristo

Durante la seconda giornata trascorsa in Portogallo, il prelato dell’Opus Dei ha incontrato nella mattinata un gruppo di sacerdoti e di seminaristi, e nel pomeriggio altri fedeli della prelatura.

La mattina di mercoledì 5 luglio, nella casa di convivenze Enxomil, mons. Fernando Ocáriz ha conversato per quarantacinque minuti con un gruppo di sacerdoti di varie diocesi, sacerdoti della prelatura e seminaristi.

Ha invitato i sacerdoti a essere «sacerdoti al 100%. Dobbiamo avere vibrazione per predicare la parola di Dio, che è sempre efficace. E soprattutto dobbiamo avere uno straordinario interesse, crescente, benché a volte possiamo essere stanchi, per l’Eucaristia».

Ha sottolineato anche l’importanza della fraternità tra i sacerdoti: dobbiamo «volere veramente bene ai nostri fratelli sacerdoti. E, per quanto possibile, aiutiamoli e lasciamoci aiutare».


Uno dei presenti gli ha chiesto come predicare bene quando si pensa che il pubblico sia migliore del predicatore. Il prelato ha risposto che una buona pratica è «predicare a se stesso. Quando predichiamo dobbiamo cercare di fare orazione e non solo una esposizione astratta, teorica, per quanto buona possa essere. Quello che stiamo dicendo lo applico prima di tutto a me perché ne ho bisogno. Quando questo stato d’animo è sincero, come deve essere, allora non bisogna avere nessuna remora nel predicare».
Durante l’incontro si è parlato anche di altri temi: l’importanza dell’unità tra i sacerdoti, e con il vescovo della diocesi e il Papa; l’assistenza pastorale alle famiglie; la preghiera come metodo pastorale più efficace; la necessità di essere consapevoli dell’amore che Dio ha per noi, come base incrollabile della gioia, pur in mezzo a grandi avversità.
Mons. Fernando Ocáriz ha salutato alcuni dei presenti, tra i quali c’era Tiago, un seminarista di Braga, che dall’infanzia soffre di una cecità progressiva a causa di una malattia congenita e che si sta preparando al sacerdozio con l’aiuto delle nuove tecnologie e di una cane-guida.


Gli incontri a Oporto
Nel pomeriggio il prelato ha piantato una quercia nel giardino della casa di convivenze Enxomil e ha avuto due incontri con persone dell’Opus Dei. Nel primo, Paula, che si reca con regolarità nelle Isole Azzorre, gli ha offerto una immagine della Madonna della Speranza. Un’altra delle presenti gli ha narrato nei particolari una attività di volontariato che alcune ragazze universitarie portoghesi svolgeranno il prossimo agosto a Capo Verde.
Mons. Fernando Ocáriz ha salutato anche tre delle donne che per prime hanno chiesto l’ammissione in Portogallo: Judite, Guilhermina e Gloria. Ha parlato con Luís e Maria José, una coppia di coniugi che è venuta con i figli. La figlia maggiore ha raccontato che, in occasione del centenario dell’apparizione della Madonna a Fatima, sta invitando gli amici e le amiche a offrire a Dio cento rosari, cento ore di studio e cento ore di preghiera davanti al tabernacolo.
Alla fine del pomeriggio, in un Centro dell’Opus Dei di Oporto, il prelato ha tenuto una conferenza nella quale ha commentato la lettera pastorale che ha scritto ai fedeli della prelatura nel febbraio scorso. Ha sottolineato l’urgenza di arrivare a conoscere Cristo, che è il modo migliore di arrivare a conoscere Dio. Ha affermato che la fedeltà alla fede, alla Chiesa e alla propria vocazione è sempre fedeltà a Cristo. Perciò è necessario «ricordare quello che diceva san Paolo: per me, vivere è Cristo, è essere Cristo».
Prima di ritornare alla casa di convivenze Enxomil, ha conversato con un gruppo di liceali. Uno di loro ha fatto riferimento al grande incendio che due settimane fa ha devastato il centro del Portogallo, causando più di sessanta vittime, e ha domandato come si può accettare la sofferenza. Mons. Fernando Ocáriz ha cominciato col distinguere la sofferenza che dipende dalla libertà di colui che l’ha provocata dalle situazioni dovute a una catastrofe naturale, che non dipende dalla libertà umana. «È un mistero che non potremo capire interamente», ha precisato, «però dalla croce di Gesù Cristo possiamo sempre trarre una certa consolazione. Sulla croce, è Dio che vuole passare attraverso la sofferenza, e da allora, in qualche modo, la sofferenza si può trasformare in salvezza grazie all’amore».

Martedì 4 luglio

Dopo il soggiorno a Madrid, il prelato dell’Opus Dei è partito per il Portogallo dove rimarrà alcuni giorni con i fedeli dell’Opera di quel Paese. La prima tappa è stato il santuario di Fatima.

Lo scorso gennaio, dopo il congresso elettorale, mons. Fernando Ocáriz ha comunicato al vicario regionale del Portogallo il desiderio di andare a pregare a Fatima nell’anno del centenario delle apparizioni della Madonna ai santi Giacinta e Francesco e alla beata Lucia.

Il prelato dell’Opus Dei ha acceso tre candele alla Madonna di Fatima.

Martedì 4 luglio, è arrivato al santuario mariano da Madrid alle quattro del pomeriggio, accompagnato dal vicario regionale dell’Opus Dei in Portogallo, don José Rafael Espirito Santo. Nella spianata antistante ha salutato Fernando e Rita, un coppia di coniugi portoghesi, e i loro figli. Lo aspettavano anche un piccolo gruppo di sacerdoti della prelatura e altri fedeli, tra i quali alcuni malati.

Nella Capelinha ha deposto un mazzolino di fiori ai piedi della Madonna di Fatima e per mezzora si è raccolto in orazione. Inoltre ha acceso tre candele per il Papa, per la Chiesa e per l’Opera.
Due delle candele accese davanti alla Madonna avevano una iscrizione di color rosso con la frase Omnes cum Petro ad Iesum per Mariam («Tutti, con Pietro, a Gesù attraverso Maria»), incisa con la stessa calligrafia di san Josemaría, perché si trattava di una preghiera molto apprezzata dal fondatore dell’Opus Dei. La terza candela aveva scritto in azzurro il testo Consummati in unum («Perfetti nell’unità»).


Prima di continuare il viaggio in terra portoghese, ha salutato alcune coppie di coniugi. Ha potuto parlare anche con un gruppo di giovani studenti che stanno facendo volontariato in un centro di sostegno ad handicappati e in una residenza di anziani, situati non lontani dal santuario.
Nel tardo pomeriggio ha raggiunto il centro di convivenze Enxomil, dove risiederà nei prossimi giorni.